lunedì, 23 aprile 2007

 Campionato Italiano Paralimpico di Atletica Leggera a Squadre

 

Anche quest’anno Ostia ha ospitato il campionato Italiano di Atletica Leggera Disabili, ed anche quest’anno, noi dell’A. P. I. S. (Associazione Professionale Italiana Shiatsu), abbiamo offerto il nostro contributo agli atleti ed ai loro accompagnatori.

All’interno della nostra associazione, nel tempo si è formato un piccolo “manipolo” di gente pronta a tutto (o quasi) pur di alleviare le sofferenze di chi, a queste, è condannato a vita! 

Così ci siamo trovati all’interno dello Stadio Giannattasio di Ostia, Sabato 14 Maggio alle 9:30, l’ora in cui iniziavano le gare per il Campionato, quest’anno dedicato a Francesco Mitidieri, il giovane ucciso a Matera giorni fa, mentre tentava di difendere un  amico disabile aggredito da alcuni balordi.

Il nostro piccolo gruppo era formato da una decina di noi, sicuramente i più tenaci e motivati, gli atleti previsti erano “solo” 400, in rappresentanza di 42 società del Centro-Sud d’Italia; il Nord gareggiava a Firenze.

Per me è stato il secondo campionato del genere a cui ho partecipato, il primo, sempre qui ad Ostia, è stato l’anno scorso, quando si sono svolte le selezioni per la partecipazione italiana alle paralimpiadi di Atene; ma questo è stato un’esperienza molto diversa.

Non avevamo neppure finito di approntare il nostro “stand”, che intorno c’era una piccola folla che aspettava pazientemente di poter cominciare.

Ricordo l’anno scorso, durante la prima giornata, facemmo di tutto per farci vedere e conoscere, la gente, incredula, s’avvicinava timorosa e solo dopo alcune rassicurazioni, si prestava alla fatidica prova di un trattamento Shiatsu. Poi, la voce si sparse rapidamente e dal pomeriggio del primo giorno, alla fine della manifestazione, fu un crescendo.

Quest’anno, tutto diverso: folla continua, nonostante tutti noi fossimo occupati, c’era sempre chi aspettava fiducioso il suo turno!

Altro aspetto, per me diverso quest’anno, è stato l’incarico datomi da Alberto (nostro maestro), di fare delle foto della manifestazione, sia dal punto di vista dell’organizzazione (C. I. P.) che dal nostro (A. P. I. S.), per rendermi tutto più agevole mi aveva procurato tre macchine fotografiche ed una telecamera, tutte digitali; non ne avevo mai presa in mano una!

Non vi sto a spiegare le differenze tra la mia vecchia Nikon meccanica e le tre digitali!

Sono stato “nel pallone” per tutta la manifestazione: dovevo fotografare tutto, osservare tutto, magari fare qualche intervista a coloro i quali si sottoponevano ai nostri trattamenti, e “a tempo perso” fare qualche trattamento!

Nonostante tutto, devo dire che, sarei pronto per rivivere un’esperienza simile, anche domani!

Il secondo giorno ho provato anche ad intervistare alcuni atleti durante il loro trattamento; anche questa è un’attività a cui non sono abituato, ed essendo timido, non so che razza di lavoro ne sia uscito fuori, giudicate voi.

La prima intervista l’ho fatta ad un Angelo, costui aveva fatto tutte le gare di lancio, ci conosceva dall’anno scorso ed era tornato da noi perché ricordava che i dolori del dopo gara gli erano sensibilmente diminuiti durante la notte. Finite le gare ha voluto “sbloccare” il suo braccio destro che sentiva particolarmente “incordato”.

Poi è stata la volta di Maria, un biondina, molto carina, finita sotto le mani di Alberto, il quale mi ha detto: “Ora le faccio il viso!”, sembrava una minaccia, ma non lo era.

Maria è una donna divenuta emiplegica 28 anni fa, in seguito ad un’operazione chirurgica per “risolvere” un’aneurisma cerebrale!

Alberto, prima del viso, le ha trattato le gambe, poi le spalle ed infine le mani, lei diceva che era inutile trattare le spalle e specialmente la mano chiusa da “soli” 28 anni!

Poi, il miracolo, la mano si è aperta: dopo 28 anni!!!

Maria avvertiva un senso di liberazione che si rifletteva sul suo bel viso.

Alberto, mantenne la promessa e iniziò a trattare il viso, contratto da un lungo periodo; forse Maria, che non conosceva lo Shiatsu, si aspettava un trattamento da visagista, ma così non è stato.

I pollici del terapista toccavano ogni punto del viso di Maria, i polpastrelli dei pollici di Alberto erano bianchi, altro che visagista!

Alla fine Maria era cambiata: il suo viso era trasfigurato, oltre l’espressione distesa, vi era una nuova simmetria, più evidente nella zona della bocca, e come se non bastasse era cambiato notevolmente il suo modo di parlare, ora più chiaro, più “rotondo” come lo ha definito qualcuno!

Maria, dopo circa una settimana, ci ha telefonato dicendoci che la sua scapola è ancora aperta; dopo 28 anni!!!

Ed infine, la mia ultima intervista, fatta ad una certa Anna Maria, una bella donna quarantenne dai capelli scuri; Il suo Calvario è iniziato con

il secondo vaccino antipolio, che le ha provocato una emiparesi destra.

Anna Maria era venuta ieri ed aveva sperimentato che le contratture muscolari lombari che avvertiva, le erano scomparse, per di più dopo il trattamento si era sentita molto rilassata, come non le era mai successo.

Durante il secondo trattamento, continuava ripetere: “Lasciatemi qui!”, tanto era profondo il senso di beatitudine che provava; lei abituata a prendersi cura di chi sta peggio di lei, sperimentava il piacere di essere curata da amorevoli mani.

Anna Maria, oltre ad essere un’atleta, è un tecnico che cura la preparazione atletica dei ragazzi disabili, ne cura, in particolare, la dieta ed infine ha messo l’accento sul fatto che il suo maggiore impegno è nel renderli il più autonomi possibile.

Alla fine di questo trattamento Anna Maria, piegava la sua gamba destra, e questo per lei non era normale; alla fine Alberto ha iniziato a trattare

il viso, anche a lei!  

La formazione, per questo gran finale, era: Alberto alla “tastiera”, Alessandra alle riprese, ed io alla penna; tutti e tre siamo stati artefici

e testimoni dell’ultima trasformazione; mentre io prendevo nota di quello che succedeva e che si diceva, Alessandra, con la sua telecamera, riprendeva il viso di Anna Maria che pian piano cambiava, mentre Alberto eseguiva il trattamento; bello, davvero bello!!!

Alla fine Alessandra, come fosse il “ragazzino” del visagista, ha fornito ad Anna Maria uno specchietto perché anche lei potesse vedere, che oltre alla sensazioni di rilassamento, all’insolito muovere la gamba destra, aveva anche un nuovo viso!!!

Anna Maria ha concluso dicendo che ci vuole incontrare più spesso, e per l’immediato ci ha invitato a pranzo a Cava dei Tirreni, dove lei vive!

 

Salvatore

 

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domenica, 22 aprile 2007

                                                 Roma, 06/10/2006

 

Si è conclusa l’esperienza della mia partecipazione agli Special Olimpics European Youth Games.

Un‘esperienza iniziata, per me, in una grande confusione mi era stato detto che saremo andati a trattare gli atleti che iniziavano le selezioni per le Olimpiadi di Pechino!? Per la prima volta nella storia dello Shiatsu, in Italia, noi operatori di questa disciplina, addirittura invitati dai nostri più acerrimi nemici: i fisioterapisti, avremo trattato degli atleti a livello di campioni del mondo. Non male!!!     

L’evento era situato nello “Stadio dei Marmi”, al Foro Italico, dove avrebbero avuto luogo le selezioni di Atletica Leggera!

Poi l’incontro con la realtà!

Appuntamento alle ore 15 del 30 Settembre al centro sportivo dell’Acqua  Acetosa; primo impatto con la realtà!

Durata del viaggio: oltre 4 ore; totale del tempo “perso” in auto durante i 5 giorni: oltre 20 ore, una giornata intera, oppure circa tre lavorative!

Finalmente vengo a conoscenza della realtà: sono le Olimpiadi dei disabili mentali. Finalmente conosco quale sarà il mio compito: effettuare delle “misurazioni” su tutti gli atleti partecipanti, questo al fine di consentire degli studi statistici a chi raccoglieva i dati, e fornire delle indicazioni di esercizi specifici a ciascun atleta, per eliminare o diminuire le eventuali carenze riscontrate.

Cosa ci fa qui un operatore Shiatsu? sono del tutto fuori campo!!!

Facciamo un po’ di conti: postazioni di misura: 6, atleti da misurare: 1.400, due volontari per postazione, otto ore di lavoro giornaliere.

Tra visite al bagno, un viaggio alla mensa, forse uno al bar, qualche sigaretta, qualche foto, potremmo contare su circa 6 ore nette giornaliere, moltiplicarle per i cinque giorni e per le sei postazioni, si hanno 180 ore nette per “visitare” tutti gli atleti.

Dividendo il numero di atleti per il numero di ore si ottiene circa 8!!!

Ciascun atleta doveva essere completamente misurato in 7’:30’’!!!

L’ultima “stazione” prevedeva: la misurazione del polso in arrivo (30 secondi), una corsa sul posto di 2 minuti netti, una nuova misurazione del polso (30 secondi), il riposo di 2 minuti ed infine un’ultima misurazione del polso (30 secondi); il tempo netto minimo, esclusi gli inevitabili convenevoli era di 5’:30’’; la prima stazione prevedeva la misurazione delle tre articolazioni degli arti inferiori, che andavano debitamente posizionate prima; inoltre, prima di posizionarsi sul lettino, dovevano togliersi le scarpe. Non ho misurato i tempi, ma qualche minuto ci sarà voluto sicuramente!

La terza “stazione” prevedeva un minuto di “flessioni” addominali, che lasciava gli atleti senza fiato, poi una rapida misura della forza della mano e si arrivava all’ultima postazione dove prendevamo il “polso a riposo”, e poi subito “in marcia”.

Singolare vedere Cinzia nell’ultima posizione, incoraggiare i giovani partecipanti, marciando con loro; forse qualcuno, ad un certo punto avrebbe potuto credere che Cinzia sarebbe crollata, ebbene, il tapino non sapeva che la dolce fanciulla corre la maratona!!! 

Questa l’organizzazione logistica.

 

Gli atleti

Chi gareggiava? Ragazzi europei ed eurasiatici con disagio mentale, dal più lieve alle più evidenti “sindromi di down”.

I ragazzi della vecchia Europa erano tutti abbastanza a loro agio, più o meno disposti a farsi “misurare”, ma comunque avevano un comportamento normale; molto diversa la situazione di quelli che provenivano dall’Est, specialmente dalle repubbliche ex sovietiche.

Ragazzi che provenivano da zone dove pace e libertà sono parole senza significato, dove le economie locali sono totalmente dissestate.

Noi li abbiamo raccolti con “amore” da quei luoghi in cui vivono per far loro vedere come si può/deve vivere, abbiamo fatto loro vedere i frutti della vera democrazia, poi gliela “importeremo”, appena sarà possibile.

Questi giovani dell’Est estremo, sono arrivati a Roma, città mito, sono stati caricati all’aeroporto, portati in albergo, poi, dopo una dormitina (chissà se l’avranno fatta?) portati nel “circo” dove dovevano dare il meglio di loro, senza neppure ambientarsi; durante questo “giro forzato”, a turno, venivano inviati a noi per le misurazioni di rito.

Lo sventurato atleta, reduce dai campi di gara, dove si era “spremuto” al massimo delle sue possibilità (“Che io possa vincere, ma se non riuscissi, che io possa tentare con tutte le mie forze!”) veniva passato per le “stazioni” di una “Via Crucis” in cui degli individui di una civiltà molto lontana (marziani?) lo prendevano, lo rigiravano, a loro piacimento, lo misuravano e poi con commenti incomprensibili lo rilasciavano.

Fuori da questo “stabilimento di misura” c’era una festa continua: musica (?), balli, maschere, bibite gratis ed a fiumi, offre mamma Coca Cola; sembrava di essere nel Paese dei Balocchi di collodiana memoria.

I ragazzi, frastornati, ne uscivano con piccoli campioni assaggio di dentifrici, collutori e chissà quali altre diavolerie di questo sopramondo marziano. Mi ricordo, che seppure non fatto intenzionalmente, circa un decennio fa, gli albanesi che ricevevano le nostre trasmissioni televisive, facevano follie per traversare l’Adriatico e approdare sulle nostre coste per finire poi, nella realtà, a dormire per strada, fare i lavori più umili, mal pagati, quando lo erano, e le donne, loro malgrado, dovevano prostituirsi. Così questi ragazzi, drogati da una realtà di favola, resteranno a sognare quello che non potranno avere, ma che in realtà,

non esiste!

Un’accompagnatrice di un ragazzo ucraino (o azero?) ci ha detto che i suoi ragazzi erano eccitatissimi e preoccupati per il loro rientro in patria, addirittura si preoccupavano del dover tornare a mangiare quello che avevano sempre mangiato, questo mi ha molto colpito perché la mensa dei giochi era davvero terribile!!!

Un’altra considerazione fatta dalla stessa accompagnatrice era quella secondo cui nel nostro paese ci sono molti ragazzi “down”, ma si rendeva conto che forse nel suo potevano essercene altrettanti se non di più, ma lì non si vedono perché li tengono dentro casa, mentre in Italia si cerca di integrarli il più possibile in una vita “normale”. Affermava in fine che se ne dovrà parlare anche da loro!

 

L’angelo

Come primo incarico, fui destinato, insieme a Giancarlo, all’ultima stazione, quella cioè dove bisognava prendere le pulsazioni e far correre sul posto gli atleti. Fui subito preso dal “panico” perché pensavo che non avrei mai trovato “il polso” ed inoltre mi sentivo imbarazzato a dover stare davanti all’atleta che “correva” senza saper dire nulla, né essere in grado di aiutarlo “correndo” con lui. Vedevo gli altri, molto più capaci di comunicare con i ragazzi “sotto misura”, così proposi al mio “compagno” di far correre i ragazzi, mentre io provavo a “sentire” il polso; così fu.

Riuscii nell’intento; ero salvo!!!

Ma il destino aveva qualcos’altro in serbo per me.

Nel pomeriggio, si liberò la postazione degli addominali, e chi scelsero per attivarla? Eravamo rimasti in pochi, poteva essere destinato a quella postazione una sola persona e fui io!

Terribile, bisognava soltanto spiegare a persone che parlavano lingue di altri mondi che dovevano sdraiarsi per terra, ma i piedi e le gambe, sino alle ginocchia, dovevano essere posate su di una sedia, le dita delle loro mani si dovevano incrociare dietro la loro nuca e da questa posizione rilassata dovevano tirarsi su, portando la loro fronte a coincidere con le ginocchia, più volte possibile, per un minuto; semplice. Finito l’esercizio li si accoglieva sfiniti su di una sedia, sulla quale dovevano, come colpiti da scariche elettriche, alzarsi e risedersi per ben 10 volte. Ci sono riuscito!!!

Anzi, ancora ricordo una ragazza bielorussa, che ogni volta che veniva su, mi prodigava un sorriso pieno di luce; che sollievo!!!  Avrebbe potuto odiarmi, ed invece ….!

Ricordo anche una ragazza, che insieme alla sua accompagnatrice, abbiamo dovuto convincere, non aveva nessuna intenzione di assecondarci, ho saputo che era autistica, poi con molta dolcezza ha fatto anche lei il suo esercizio; che bello!!! Sono sempre più convinto che noi tutti comunichiamo molto di  più con qualcosa che non sono le parole, forse sono le emozioni, che trasferiamo dall’uno all’altro senza che nessuno se ne accorga.

Le parole sono solo una limitata descrizione di quello che effettivamente comunichiamo!

Forse le due ragazze, hanno colto che la loro difficoltà nel momento era pienamente condivisa da me e come hanno potuto, mi hanno aiutato!

In un momento di pausa, mi sono avvicinato ad una “collega” che faceva fare un esercizio di equilibrio, avrei voluto vedere se facendo rilassare il malcapitato si sarebbe potuto allungare i tempi di resistenza su di un piede solo, ad occhi chiusi. Alle mie spalle avevo un’apertura del “muro” che avevano praticato nel primo pomeriggio, per migliorare l’areazione del locale. Ebbene da quella apertura, ecco affacciarsi una giovane accompagnatrice che timidamente mi chiede cosa stessimo facendo.

Le rispondo, ed in quel mentre arriva alla mia postazione un gruppo di ragazzi spagnoli. Avete mai ascoltato, tentando di capire, uno spagnolo che parla velocemente, senza curarsi di farsi capire? Non è diverso da un azero!!! Ebbene, la fanciulla era italiana, ma studiava lo spagnolo e lo parlava correntemente!

Le ho chiesto di darmi una mano, e lei non se l’è fatto ripetere, devo dire che era molto “professionale” nello svolgimento delle mie funzioni!!!

Devo anche dire che quest’incontro, avvenuto in un momento non particolarmente felice, mi ha infuso una notevole energia!

Alla fine, ringraziandola, le ho detto che per me era stata un Angelo, le ho spiegato che per me un Angelo non è un essere con le ali che se ne va svolazzando facendo del bene di qua e di là. La mia figura di Angelo è ben più terrena!

L’Angelo secondo me è una persona qualsiasi, che incontra una persona in difficoltà, senza rendersene neppure conto, l’aiuta; a volte l’aiuto è un sorriso, a volte è una frase, che in un particolare momento riesce a dare un modo nuovo di vedere la realtà.

L’angelo, non sa quindi di esserlo, arriva casualmente in un nostro particolare momento e se ne va senza sapere quanto ha fatto per noi;

qui sta il miracolo!!!

 

Una mia riflessione

Ho detto al mio Angelo che io non credo, mentre lei, da bravo Angelo, mi ha detto di si! Ebbene mi sono poi trovato a ripensare a quanto ho affermato, a quanto non fosse coerente quanto andavo dicendo e quanto sostenevo anche con me stesso.

Sostenevo che non poteva essere un caso che mentre arrivava la squadra spagnola ed io ero stanco e piuttosto triste, Francesca (l’Angelo) si fosse affacciata a quell’apertura appena fatta, e non fosse entrata dall’ingresso, che era dalla parte opposta a me; in questo caso, avrebbe incontrato un sacco di gente, prima di me, a cui poter rivolgere la sua domanda.

Francesca parlava lo spagnolo, mentre arrivava da me la squadra spagnola; Francesca era una ragazza solare, molto sorridente, quello che ci voleva, per me in quel momento; Francesca è stata disponibile a trascorrere del tempo con me, aiutandomi nelle “misurazioni”.

Ma se affermo che tutto ciò non può essere tutto frutto del caso, allora CREDO???

Salvatore

 

 

 

 

 

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mercoledì, 18 aprile 2007
Abbracciare, cosa c’è di più bello, confortevole, per un essere umano?
Dal primo momento alla nascita si ha bisogno di sentirsi abbracciati, questo ci trasmette mille sensazioni rassicuranti, ci fa sentire accettati, amati; e l’amore è una “sensazione” irrinunciabile per l’uomo!!!
Una vecchia canzone diceva: “E’ dall’amore che nasce l’uomo”, ma è nell’amore che vive l’uomo, senza amore non c’è vita! Si può solo vegetare!!!
L’amore è il solo “ambiente” in cui l’uomo può vivere, diversamente trascinerà la sua esistenza attraverso mille sofferenze, sia fisiche che non.
Ho avuto una madre affettuosa ed un padre “asettico”, non esprimeva mai emozioni, non diceva: “Ti voglio bene”, non era capace di farlo, probabilmente era vissuto in un ambiente in cui queste espressioni non erano manifestate.
Per me, anche abbracciare mia madre è sempre stato un problema, non ho mai capito perché, lei non credo che avesse difficoltà in tal senso, mi è sempre sembrata una persona affettuosa e capace di dimostrare e vivere i suoi sentimenti, probabilmente, ho preso da mio padre questa incapacità, o impossibilità di mostrare ciò che uno sente.
Ricordo mio padre sul letto di morte, eravamo soli io e lui, non era cosciente, ma qualcosa la sentiva, fu allora che io, reduce dalle mie esperienze di contatto fisico, iniziate diversi anni addietro, volli comunicargli quanto avevo imparato e tutto quello che avevo scoperto di bello da allora. Fu così che presi a toccargli un piede o una mano, mentre lui faticava grandemente per respirare; avevo scoperto che il semplice tocco di una mano può comunicare molto più di mille parole, e soprattutto, più profondamente, non avrei potuto parlare con lui, ora non più! Quindi provai a comunicare con il semplice tocco della mano, la cosa sconvolgente è che il cuore, il respiro, tutti i valori segnati da tutte le apparecchiature che aveva attaccate, miglioravano, si tranquillizzava, ma toglieva quasi subito l’arto toccato dalla mia mano. La parte più profonda di lui, gradiva il tocco, ma la parte cosciente glielo impediva come aveva fatto per tutta la sua vita, e come io ho sentito sino a poco tempo fa.
I miei abbracci sono sempre stati improntati sul minor contatto possibile, molto lenti e brevi.
Poi, ho iniziato il mio percorso verso un miglior rapporto col contatto fisico, mi sono iscritto ad un corso di shiatsu, e senz’altro questo ha contribuito non poco ad aprirmi in questa direzione.
Poi ci sono stati degli incontri che mi hanno fatto capire la differenza tra i miei abbracci ed un vero abbraccio, questi sono stati Laura e Mirella, due persone che quando ti abbracciano, lo fanno sul serio, e te lo fanno sentire.
Poi c’è stato l’incontro con Paola, lei non sapeva abbracciare ed abbiamo fatto un’esperienza, per me molto importante e significativa.
Eravamo al laboratorio di bioenergetica, quasi tutti sconosciuti tra di noi, senz’altro Paola ed io non ci conoscevamo affatto.
L’esercizio/gioco che abbiamo fatto consisteva nel girare a caso, con gli occhi chiusi, attraverso una stanza, eravamo in otto.
Ad un certo punto, Mirella che conduceva l’esercizio, ci ha fatti fermare, ed ognuno si è dovuto porre davanti alla parete che aveva più vicina, con la faccia al muro.
Dietro me, c’era Paola! Tutta la stanza cadde in un assoluto silenzio, Mirella ogni tanto, decideva che una coppia era pronta e diceva loro di girarsi, venirsi incontro ed abbracciarsi; l’ultima coppia ad essere pronta fu la mia.
C’incontrammo e ci abbracciammo; poi Mirella, ad un certo punto disse che quando ci sentivamo di volerlo fare, potevamo lasciarci; ebbene il primo abbraccio che si sciolse fu il nostro!
Alla fine, come sempre, Mirella chiese a tutti di esprimere le sensazioni che avevamo provato durante quest’esperienza.
Ebbene, gli unici a dichiarare di aver sempre avuto difficoltà nell’abbraccio, siamo stati noi due, Paola ed io!!!
Paola ha detto che neanche sua madre l’ha mai abbracciata, proprio come a me, mio padre!!!
Poi c’è stato l’abbraccio di Cinzia, eravamo, sempre al laboratorio di bioenergetica, avevamo fatto anche in questo caso un esercizio in cui avevo trattato lei, era appena iniziato l’intervallo. Ero seduto ai piedi di Cinzia che si era sdraiata a terra, a questo punto lei mi disse: “Ma non ti rilassi mai?”, ancora in intervallo mi proponevo di aiutarla a risolvere i suoi dolori alla schiena; è vero mi pongo sempre nella condizione di dare, mai di ricevere l’abbraccio che potrebbe arrivare dall’esterno!
 
E così, Cinzia sistemò un cuscino vicino al suo e m’invitò a sdraiarmi accanto a lei, fu un attimo, appena arrivato a terra, fui avvolto in un abbraccio forte e tenerissimo, che durò un’eternità, finì alla fine dell’intervallo!!!
Era un abbraccio “senza condizioni”, voluto e ricambiato, per il solo piacere di darlo!!!
E poi, ieri: l’ultimo abbraccio! (per ora!!!)
Questo è stato il più difficile, eravamo, sempre al laboratorio di bioenergetica, abbiamo dovuto scambiarci un trattamento a coppie, sono capitato con Flavia, la persona per me più difficile!!!
Non so cosa ci sia tra noi, ma da lei mi sento respinto, ed ho vissuto questo disagio nel momento in cui ho dovuto trattarla, le mie mani non sapevano cosa fare, non riuscivano a scorrere sulla sua schiena.
Anche Flavia ha difficoltà nei miei confronti!!!
Alla fine dei trattamenti, ciascuno di noi “ha detto la sua”, ed io ho manifestato il piacere di ricevere il trattamento, misto al desiderio di toccare con una mano il fianco della mia compagna, quasi un perfezionare un abbraccio. Ma mi sono sentito bloccato e non l’ho fatto!
Alla fine ho manifestato, come ogni volta, il mio desiderio di abbracciare ed essere abbracciato, e Mirella, rivolta a Flavia le ha detto: “Abbraccialo, cosa aspetti!”. Ci siamo abbracciati intensamente; questo ha del miracoloso!!!
Finito l’abbraccio, dopo un piccolo intervallo di tempo, non contento le ho preso una mano, lei ha replicato con l’altra, ed alla fine avevamo le nostre mani in un abbraccio, durato sino alla fine della lezione.
Una cosa che ho “sentito”, è che tenendo le nostre mani “abbracciate”, non ci siamo mai guardati in volto; forse era davvero troppo!!!
 
postato da: orsettosalva alle ore 16:20 | Permalink | commenti (3)
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